IL MODELLO

TAGESMUTTER DoMus

Capisaldi del modello di nido familiare - Tagesmutter  - Mamma di Giorno come si è venuto definendo in Trentino e nelle realtà associate.

1.  la centralità della casa, luogo dove l'educatrice di nido familiare (Tagesmutter) accoglie i bambini di cui si prende cura, come ambito simbolico/educativo;

2.  l'affidamento nominale del bambino da parte dalle famiglie alla singola Tagesmutter inserita però in una rete che la supporta sia per gli aspetti organizzativi che ludico-pedagogici;

3.  il collegamento delle varie Tagesmutter con un ente non profit che le supporta mettendo a loro disposizione professionalità altamente specializzate (psicologa, pedagogista, logopedista, coordinatrici) e intervenendo nel contempo a supporto della motivazione con conseguente ricaduta positiva sulla qualità del servizio;

4.  una forte relazione con le famiglie utenti;

5.  la flessibilità degli orari e la dimensione molto contenuta della comunità d'inserimento;

5. la capillarità sul territorio: il non dover creare particolari strutture e l'utilizzo di personale residente nel luogo dà la possibilità di un'offerta capillare che si traduce in una altissima usufruibilità;

6.  l'auto-imprenditorialità femminile: le educatrici domiciliari sono socie dell'ente che eroga il servizio, così da promuovere un percorso di corresponsabilità e di auto-impiego che trasforma una situazione potenzialmente improduttiva in una risorsa per tutta la comunità, favorendo tra l'altro l'emersione del lavoro nero.

 

La tagesmutter lavora in casa propria?

La Tagesmutter offre il proprio servizio solitamente in casa propria.

Anche laddove il servizio si svolge in ambienti extradomiciliari mantiene i requisiti e l’organizzazione di un servizio domiciliare.

La tagesmutter lavora da sola?

La Tagesmutter, pur lavorando in casa propria, è in stabile collegamento con un ente che la sostiene e la supporta nel lavoro.

Tale ente garantisce, nei confronti delle famiglie utenti e dell’ente pubblico, il mantenimento degli standard qualitativi previsti, sia dal punto di vista ambientale che educativo, infatti deve fornire idonea documentazione sia relativa agli ambienti in cui si svolge l’attività che alle persone abilitate a tale compito nonché al progetto pedagogico ed educativo di riferimento.

Cosa offre il Servizio?

- l’accoglienza e la cura di bambini in un ambiente famigliare;

- una figura di riferimento stabile per il bambino e per la famiglia utente;

- l’inserimento del bambino in un piccolo gruppo, favorendo un piccolo contesto di socializzazione e il rispetto dei tempi del bambino;

- la personalizzazione del servizio nel rispetto delle scelte educative della famiglia;

- la flessibilità d’orario del servizio, concordato secondo le esigenze della famiglia e dei bimbi accolti;

- un coinvolgimento della famiglia nella definizione della risposta ai propri bisogni e personalizzazione della risposta;

- la creazione di una rete a sostegno delle famiglie utenti e delle lavoratrici che le supporta in tutti gli aspetti pedagogici e organizzativi della relazione.

Quanti bambini può accogliere la tagesmutter?

La Tagesmutter può accogliere fino ad un massimo di 5 bambini contemporaneamente, compresi i propri figli se presenti nell’orario di servizio. Tale numero è proporzionato alla dimensione della casa che ospita.

Quali sono gli orari del Servizio?

Il servizio non ha orari predeterminati. Essi vengono concordati all’avvio del servizio tenendo conto delle esigenze della famiglia utente e delle disponibilità della Tagesmutter. Gli accordi vengono formalizzati in un contratto di servizio che garantisce entrambe le parti, definendo impegni e responsabilità.

Quali garanzie offre il Servizio?

operatrici professionalmente formate e costantemente aggiornate;

monitoraggio costante del mantenimento degli standard qualitativi previsti riguardanti la casa e il lavoro delle singole Tagesmutter;

disponibilità di un equipe di esperti a disposizione delle operatrici e delle famiglie utenti;

costante verifica delle norme igenico-sanitarie ambientali e delle sicurezza delle case in cui si svolge il servizio;

trasparenza e condivisione delle regole del servizio;

massima flessibilità del servizio rispetto alle richieste delle famiglie.

Il Valore della Casa

la casa è il luogo denso di relazioni e significati in cui si svolge la quotidianità secondo modalità che implicano espressioni affettive, che regolano tempi e spazi della convivenza;

...... è lo spazio familiare in cui il mondo dei bambini e quello dei "grandi" si incontrano;

..... è il luogo in cui sentirsi protetti e, per questo, in cui poter "osare" nuove avventure;

..... è il luogo in cui apprendere le regole sociali in un contesto affettivamente rassicurante;

..... è un ambito in cui anche le famiglie crescono e si incontrano, mutuando modalità e prassi educative adeguate;

..... è il luogo in cui i saperi educativi si traducono in comportamenti quotidiani. 

 

CENNI SUL MODELLO

Scrive Bia Sarasini

Non un destino femminile da cui fuggire, non una miseria da abolire. Invece un «prezioso tesoro» da mettere al centro della propria azione, una pratica deliberata, consapevole su cui scommettere. Per cambiare. In questo tempo di crisi tutto ha bisogno di cura, è il punto di vista del documento. Le relazioni, la terra, il mondo..

 

Domus ha un Consiglio di amministrazione composto da tre donne , il modello dunque oltre ad avere come riferimenti le teorie pedagogiche di Maria Montessori e di psicologi e psicologhe dell’età evolutiva , è dentro le riflessioni delle donne studiose di varie ispirazioni e formazioni

In particolare corrisponde in maniera impressionante alle riflessioni che sono emerse da una serie di seminari che le donne milanesi, romane e napoletane vanno facendo da più di un anno sul rapporto fra cura, lavoro e politica, "Mentre l’uomo della cultura patriarcale e razionalista ha la presunzione di “attraversare la vita”, le donne mostrano la capacità di “farsi attraversare” da essa", come ci insegna Luisa Muraro, ed è proprio su questo tipo di sensibilità che occorre puntare, scommettere.

In quest’ottica l’educazione informale rappresenterebbe la messa in scena, l’elaborazione collettiva di un lutto: il crollo del mito del soggetto razionale e trasparente,sovrano e positivo della morale cartesiana e kantiana per l’affermarsi progressivo dell’individuo che ridisegna se stesso e il sociale sulla scorta della dipendenza reciproca e della capacità di ripartire dal dubbio e dalla paure, dalla propria “opacità”.

Questo spiega come mai ci si trovi, il più delle volte, a dover decondizionare, col compito di ri-educare, per porre rimedio ai fallimenti dell’“educazione” istituzionale e generalizzata .Poiché l’interpretazione dell’Altro avviene a partire dal proprio vissuto, ed essendo il proprio vissuto un vissuto monco, schizofrenico, sostanzialmente “autistico”, l’interpretazione che si darà dell’Altro e delle esperienze vissute con lui non potrà che essere distorta, strumentale ,inautentica.

Citiamo questi concetti perché sono la base teorica e il fondamento etico della nostra necessità di costruire insieme la nostra Associazione , in uno scambio generoso e nello stesso tempo “competente “ , sempre esplicito .

 

Scrive Lea Melandri

La “rivoluzione possibile” viene immaginata come un capovolgimento di quello che è stata finora la gerarchia tra fini e mezzi: il lavoro guardato a partire dalla vita, un’economia dove l’obiettivo non sia lo sviluppo della ricchezza ma lo sviluppo umano.

 

Ma anche nel caso che questa secolare funzione femminile non sia delegata ad altri, basta ascoltare le esperienze di ogni singola donna  -come ha fatto per anni il gruppo scrittura della Libera Università- per rendersi conto che altrettanto difficile è separare costrizione e scelta, piacere e potere. Non c’è dubbio che venire incontro al bisogno dell’altro è anche un modo per esercitare un controllo, rendersi indispensabili, creare dipendenza al di là del necessario. “Il mio potere  -scriveva già Sibilla Aleramo-  era questo, far trovare buona la vita. La mia forza era di conservare tale potere, anche se dal mio conto perdessi ogni miraggio”. Quante donne sono ancora schiave della loro forza? Quanto è ancora legata la funzione materna alla loro identità, al bisogno di contare e dare un senso alla propria vita? Quante sono disposte a riconoscere che il sacrificio di sé per il bene di un figlio può pesare su di lui come un macigno, un debito inestinguibile?”

 

Assumere come valore culturale collettivo, la cura nella pratica invece di farsene carico privatamente, sottraendolo alla dicotomia di genere ,. Crediamo in una società basata sul principio della cura: di sé, degli altri, dell’ambiente. 

 

 

CENNI SULLA FORMAZIONE

Le donne che scelgono da adulte di formarsi e poi fare le tagesmutter portano con sé una domanda non tradizionale di formazione e delle esigenze di valorizzazione degli apprendimenti già acquisiti nei diversi contesti della vita adulta, in primo luogo spesso nella loro necessità di elaborazione di una scelta di cuore e di pancia di essere soprattutto madri . ( perché spesso sono donne che hanno interrotto la loro precedente carriera ,scegliendo di stare a tempo pieno con i loro bambini ) Ecco è a partire da questo che noi progettiamo la formazione . Dalla necessità di unire il cuore, la pancia e la testa della donna che sceglie questa attività , attraverso il rispetto ma seguendo un percorso e una esperienza lunga oltre 10 anni .

In particolare noi scegliamo la valorizzazione nei curricoli non solo delle competenze di base, ma anche di competenze culturali e professionali (learning outcomes) mirate all’occupabilità e all’integrazione sociale e lavorativa. La valorizzazione degli apprendimenti acquisiti in contesti informali e non formali, per non sprecare il potenziale di conoscenze e competenze già possedute.